L’on.le Ricardo Merlo alle prossime elezioni

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"Mi candido indipendente rappresentando l’associazionismo e sosterrò solo quella coalizione o partito che garantirà gli interessi degli italiani all’estero"


Roma, 18 febbraio 2008 - Occupatissimo a dividersi tra un appuntamento con la collettività e una riunione politica, con il suo nutrito gruppo di sostenitori, incontriamo l'on. Ricardo Merlo a Buenos Aires e gli chiediamo subito se ha intenzione di candidarsi alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile prossimi.


                                               


Ricardo Merlo: "Certamente sarò in gara, anche se ancora non ho ancora deciso se per la Camera o per il Senato".
D: Da cosa dipende questa scelta?
RM:
"E' una decisione che lascio alla base del nostro movimento delle associazioni. Tutti i nostri sostenitori saranno coinvolti nei passaggi fondamentali di questa campagna elettorale e, soprattutto successivamente dopo le elezioni.
D: Dunque Lei si ripresenterà con il movimento delle associazioni?
RM
: Si, ma si tratta di un movimento rinnovato, giovane, democratico, partecipativo e sono sicuro vincente. Stiamo lavorando per il presente ma anche per il futuro delle nuove generazioni e il primo passo e' coinvolgerle nei processi decisionali e politici che ci riguardano.
D: Avete già deciso quale coalizione sostenere? Insomma sosterrete il centrodestra o il centrosinistra?
RM
: Nelle scorse elezioni il mio impegno, da indipendente, è stato quello di sostenere il Governo scelto dagli italiani residenti in Italia, soprattutto in quanto era la prima volta per noi italiani eletti all'estero di partecipare alla vita politica nazionale italiana.

Questa volta il nostro appoggio, da indipendenti, lo daremo a chi riuscirà a convincerci:
1. sul progetto Paese che intende portare avanti
2. di avere in Parlamento la forza necessaria per garantire stabilità e durata di Governo
3. di portare avanti un serio programma per gli italiani all'estero.
Non voglio 10 partiti al governo che ricattino continuamente il premier. Non appoggerei un esecutivo dove ogni ministro la pensi diversamente dall'altro, su quasi tutti i temi. Bisogna imparare dalla precedente esperienza e quindi, sempre da indipendente, se vedrò che non saranno rispettate queste condizioni, prenderò una posizione chiara e forte. Se nella precedente legislatura ci fosse stata maggiore consapevolezza e responsabilità politica, forse oggi l'Italia avrebbe già quella riforma istituzionale capace di offrire garanzie di governabilità a chi governerà dopo il 13 e 14 aprile prossimi.
Chi non ha imparato questo, dopo gli ultimi due anni di esperienza, vuol dire che non ha capito niente di quello che è successo in Italia.

Firmare un assegno in bianco a qualsiasi maggioranza perché vincente, questa volta costituisce, secondo me, un chiaro errore di valutazione politica".

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ARCHIVIO INTERVISTE(giugno 2006) di EDDA CINARELLI

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Giustizia sociale e valori cristiani

V.: Credi di essere stato votato per le tue proposte politiche, perché la gente ti conosceva, o perché avevi il supporto di un apparato politico importante?

R.M. : Queste sono sicuramente tre buone ragioni, per cui la gente mi ha eletto, ma non sono tutte. Le altre bisogna ricercarle in un altro piano, quello spirituale, della fiducia che si riesce ad ispirare. E' vero che mi ha votato chi condivideva il mio programma elettorale e chi mi conosceva ed è anche vero che avevo il supporto di una struttura amplia e solida. Le strutture però non si fanno da sole, ma con anni di lavoro ed io ho lavorato molto come presidente del Comitato delle Associazioni Venete dell'Argentina, come presidente del Comites e nell'Intercomites. Non è casuale quindi, che abbia avuto quasi 44.000 preferenze di cui 33.000 in Argentina. Credo comunque, come ti ho detto, che i veri motivi di un voto appartengano più ad un piano spirituale, irrazionale che razionale, al carisma di un certo candidato, dipendono dalla corrente spirituale che riesce ad instaurare con il suo elettorato. Se non fosse così sarebbe facile vincere un'elezione. Basterebbe scoprire la ricetta del successo elettorale e metterla in pratica, ma non funziona in questo modo, non è né facile, né meccanico.

V.: Quali sono i punti più importanti del tuo programma politico?

R.M.: I punti più importanti sono quelli dichiarati durante la campagna: primo, la pensione di solidarietà per gli anziani, nati in Italia, che non hanno una buona posizione economica; secondo, la razionalizzazione della rete consolare, intesa come richiesta ed esigenza di provvedere i Consolati, del personale necessario per affrontare il lavoro che devono svolgere, secondo le necessità dell'utenza. Al riguardo devo dire che si tratta proprio di cambiare il concetto di consolato che devono diventare dei veri e propri municipi fuori dall’Italia.

Terzo, e questo sarà il primo progetto che presenterò al Parlamento: la possibilità per le donne nate prima del 1948 di trasmettere la propria cittadinanza ai figli. Finora non lo possono fare e si tratta di una discriminazione ingiusta, un problema di pari opportunità. Quarto: il problema del riacquisto della cittadinanza italiana per le persone che l'hanno persa per ragioni di lavoro o politiche.

V.: Mi sembra che per l'acquisto della cittadinanza italiana dovrebbero mettere un limite a ritroso nel tempo, non so concederla fino ai nipoti di italiani e poi basta.

R.M.: Il limite c'è già perché non è facile ricostruire una storia genealogica e raccogliere tutti i documenti necessari per avere la cittadinanza italiana. Se fosse facile la collettività italiana del Brasile sarebbe superiore numericamente alla nostra.

Sono d'accordo con il jus sanguinis.

V.: Ti senti più vicino al centro destra o al centro sinistra?

R.M.: Io mi sento vicino alle associazioni, sono stato eletto da cittadini italiani residenti in Sud America, soprattutto in Argentina e mi sento vicino alla gente. Sono stato votato da gente di centro sinistra e da gente di centro destra, non faccio una questione ideologica della mia presenza in Parlamento. Credo nella trasversalità, in quanto alla mie idee tutti sanno che credo nella dottrina sociale della Chiesa. Credo nella giustizia sociale, non credo nella lotta delle classi e nemmeno nel neo liberalismo che dà più importanza al mercato che alle persone.

V.: Quali sono, secondo te, le principali differenze tra il modo di fare politica in Italia ed in Argentina?

R.M.: Sono due sistemi diversi. Qui c'è un sistema presidenzialista e le decisioni si concentrano nel potere esecutivo. In Italia c' è un sistema parlamentare. E' più lento, ma anche più democratico, nel senso della partecipazione delle minoranze. E' più difficile governare in un sistema parlamentare perché si devono mettere d'accordo molte teste e molti settori, ma credo che per l'Italia vada bene così, come vada bene quello presidenzialista per l'Argentina.

V.: Quali difficoltà hai trovano nell'iniziare a lavorare come deputato?

R.M.: I tempi in un sistema parlamentare sono molto lenti, ho avuto un ufficio e un computer una settimana fa. Per cinquanta giorni non abbiamo fatto altro che votare; presidente del Consiglio, presidente della Camera, del Senato, delle Commissioni, i questori, i presidenti delle Commissioni. Ora si comincia a lavorare.


V.: A questo punto mi sembrerebbe basilare un forte intervento sulla lingua. Credo che chi vota debba conoscere l'italiano almeno a livello elementare. E' un problema di dignità.

R.M.: Anche io penso che il governo italiano debba fare una politica più aggressiva di promozione della lingua, soprattutto pensando ai potenziali cittadini che non la parlano. Noi, dell'Aisa, grazie all'intervento della Fondazione Cassamarca, l'anno scorso abbiamo dato mille borse di studio, in tutta la Repubblica Argentina, per studiare l'italiano. Non credo che la lingua sia una condizione necessaria per ottenere la cittadinanza o per votare. Conosco italiani emigrati da piccoli in Argentina che conoscono il loro dialetto e non parlano l'italiano, non dovremmo farli votare? E quelli del Sud Tirolo, che parlano il tedesco, non dovremmo far votare neppure loro?

V.: Quando hanno soppresso il ministero degli Italiani all'Estero e lo hanno sostituito con un vice ministero con portafoglio perché non avete chiesto un ministero con portafoglio?

R.M.: Ci avrebbe fatto piacere continuare ad avere un ministero, il governo Prodi ha voluto trasformarlo in un vice ministero.

La differenza è che il vice ministro non partecipa alle riunioni di Consiglio, però ha portafoglio. Personalmente credo che nel governo anteriore fosse importante la presenza di un ministro perché era in corso la battaglia finale per il voto degli italiani all'estero, bisognava ottenerlo ed il lavoro fatto da Tremaglia è stato prezioso e determinante. Ora stiamo attraversando un altra tappa, abbiamo un vice ministero con portafoglio, stiamo a vederne i risultati e poi studieremo il da farsi.

V.: In questo momento Tremaglia viene considerato o viene lasciato di lato?

R.M.: Purtroppo c'è stato nei suoi riguardi un vero linciaggio politico, ingiustissimo perché alcuni esponenti del centro destra hanno attribuito la colpa della perdita delle elezioni al voto degli italiani all'estero.

Credo che sia una lettura totalmente sbagliata perché seguendo lo stesso ragionamento si potrebbe dire che la colpa ce l'hanno quelli della Toscana che hanno votato a sinistra. Non è serio, ha vinto Prodi, bisogna rispettare il governo eletto legalmente e legittimamente dal popolo italiano. Ora si deve dargli la possibilità di governare e poi, se non dovesse funzionare, cambiarlo con meccanismi costituzionali e legittimi.

V.: Credi che questo governo durerà?

R.M.: Spero di sì, lo vedo più consolidato di quando si è insediato e mi sembra che finora la sua più grande alleata sia la strategia seguita dal centro destra. L'on. Berlusconi sbaglia strada, credo che anche l'on. Fini e l'on. Casini la pensino come me, se Berlusconi continua così logorerà il suo elettorato e la stessa Casa delle libertà. Penso che, finito un periodo di giusto lutto per la perdita del potere, dovrebbe fare un'opposizione costruttiva per il bene dell'Italia e degli italiani.

V.: Vuoi aggiungere qualcosa?

R.M.: Scrivi che sono a disposizione di tutti, che mi possono scrivere al mio indirizzo di posta elettronica :Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

e che, probabilmente a partire da agosto o settembre, avrò un mio ufficio a Buenos Aires, dove continuerò a ricevere la gente come facevo prima di convertirmi in deputato.

V:: Pensi che finito questo periodo ti ripresenterai'

R.M.: Non lo so, per ora sto pensando a questa legislatura. Dopo se mi sentirò ancora forte e motivato continuerò, ma, per ora, non ci ho proprio pensato.

Edda Cinarelli

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COMUNICATO AI PENSIONATI INPS RESIDENTI IN ARGENTINA

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Assistenza gratuita dell’Enas/Ugl per gli indebiti pensionistici

Roma - “Mi preme annunciare che, a seguito della decisione del governo di provvedere, tramite l’INPS, al recupero degli indebiti pensionistici, tutti gli uffici ENAS/UGL all’estero forniranno assistenza legale gratuita ai pensionati che si troveranno ad essere colpiti da questo provvedimento”  Così ha dichiarato Aldo Di Biagio, Coordinatore ENAS per l’Estero, in merito alla preoccupante situazione venutasi a creare, tra i pensionati italiani residenti all’estero, per la decisione del governo di recuperare gli indebiti pensionistici, mediante trattenuta diretta sulla pensione.

E’ un problema molto serio per il quale ringraziamo, ancora una volta, il governo per la sua attenzione nei confronti dei ceti meno fortunati, che coinvolge tantissimi pensionati che rischiano concretamente di non avere le risorse economiche per pagare quanto dovuto all’INPS, spesso per cause indipendenti dalla loro volontà. E’ per questo che invito chiunque si trovasse nella necessità di avere una qualificata assistenza legale, per poter far fronte a questo problema, a contattare l’ufficio ENAS/UGL più vicino al luogo di residenza". E anche visitando il sito www.enas.it alla sezione “estero”.”

"Sono questi i momenti", conclude Di Biagio "in cui è necessario prestare la massima assistenza alle classi più deboli per le quali, un provvedimento del genere, può essere di gravissimo pregiudizio per il soddisfacimento dei più elementari bisogni necessari ad una vita, quantomeno decorosa".News ITALIA PRESS


Si elencano a continuazione le sedi del Patronato ENAS/UGL di Argentina, a cui i pensionati INPS possono rivolgersi per ricevere assistenza gratuita.


Patronati ENAS Argentina

El E.N.A.S. (Ente Nazionale Assistenza Sociale), patronato de la U.G.L. (Unione Generale del Lavoro) ofrece asistencia gratuita para:

1. Jubilaciones y pensiones ARGENTINAS

2. Jubilaciones y pensiones ITALIANAS

3. Formularios del I.N.P.S. y del I.N.A.I.L

4. Declaraciones de réditos (Mod. RED/EST)

5. Obtención de documentos en Italia

6. Asesoramiento para ciudadanía italiana

7. Asesoramiento para asistencia social

8. Informaciones en general

Coordinadora Nacional: Norma Negro

DIRECCIONES DE LAS SEDES

Sede José C. Paz, Provincia de Buenos Aires

Responsable: Norma Negro

Av. Pte. Perón 4350,

(1665) José C. Paz

Prov. Buenos Aires


Teléfono: 02320-445201
Desde el exterior: 0054-2320-445201

Fax:: 4813-0406

Desde el exterior: 0054-11-4813-0406

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Sub-sede Muñíz-San Miguel, Prov. Buenos Aires

Responsable: María Angela Patricia Pavesi

Av. Pte. Perón 692, 1er. Piso,

(1663) Muñíz-San Miguel

Prov. Buenos Aires


Teléfono: 4667-6390

Desde el exterior: 0054-11-4667-6390

Fax:: 4813-0406

Desde el exterior: 0054-11-4813-0406

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Sede Ciudad de Buenos Aires (Capital Federal)

Responsable: Jorge H. Converso

Av. Córdoba 1237, 5º piso

(C1055AAC) Ciudad Autónoma de Buenos Aires

Teléfono: 4811-9941

Desde el exterior: 0054-11-4811-9941

Fax: 4813-0406

Desde el exterior: 0054-11 4813-0406

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Sede Santo Tomé, Provincia Santa Fe

Responsable: Rosa Cristina Zanetta

Lavalle 3825

(3016) Santo Tomé

Prov. Santa Fe

Teléfono/Fax: 0342-4742831

Desde el exterior: 0054-342-4742831

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Sede Rosario, Provincia Santa Fe

Responsable: Mariano Rafael Gazzola

Cafferata 254

(2000) Rosario

Prov. Santa Fe

Teléfono/Fax: 0341-4389056

Desde el exterior: 0054-341-4389056

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ARCHIVIO INTERVISTE:9 agosto 2007

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di Salvatore Viglia  - tratta da  Politicamente corretto


Deputato eletto nella Circoscrizione estero (America Meridionale)

Componente della III Commissione affari esteri e comunitari

La costituzione del nuovo Partito Democratico, è una novità che appassiona gli italiani in Argentina?

Io credo di sì. Tutti gli italiani del Sud America, guarderanno al Partito Democratico con grande interesse. E’ un fatto nuovo che viene a semplificare un po’ questo sistema politico italiano tanto polarizzato. L’ipotesi che una persona giovane, compatibilmente con le medie italiane, possa guidare un partito così forte, entusiasma. E’ un processo politico interessante da seguire con attenzione..

Diciamo che Ricardo Merlo appartiene al Partito Democratico.

No, assolutamente no. Io appartengo all’associazionismo. Sono stato eletto nella lista delle associazioni italiane e continuerò a farne parte.

Ma questa sua appartenenza non è detto che debba escludere la sua partecipazione ad un partito come il PD.

E’ vero, ma nel mio caso personale, avendo fatto una campagna elettorale durante nella quale mi sono impegnato con i miei elettori, non intendo abbandonare la mia indipendenza politica. Almeno in questa legislatura.

Il lavoro degli eletti all’estero è stato giudicato insufficiente da qualcuno, da qualche altro invece accettabile, lei come si pone?

Per quanto mi riguarda, sono una persona che non è mai soddisfatta del lavoro che fa. Però quelli che criticano, non capiscono qual è la funzione di un legislatore. Noi parlamentari, non abbiamo cariche esecutive per cui sarebbe, in un certo qual modo, possibile trarre un bilancio. Siamo diciotto su mille , cioè l’1,8% di tutto il Parlamento italiano. Dico che, va bene, si possono fare delle cose, come si sta facendo avanzando in alcuni temi non temi squisitamente legislativi, quali l’assistenza sanitaria in America Latina, Venezuela, Uruguay e Argentina. A proposito ci ciò siamo in stretto contatto con il vice ministro e gli ambasciatori. Come per la speranza che tutti gli italiani possano avere, in Argentina, assistenza sanitaria privata oltre che quella sociale. Esperienze, in questo senso, abbiamo già avuto con la Regione Veneto, per esempio. Questi non sono lavori parlamentari che si compiono con una proposta di legge. Sono progetti che si ottengono muovendosi, parlando, facendo un po’ di lobby affinché le cose vadano realizzate in tempi brevi. Come per la cittadinanza. Purtroppo i tempi parlamentari, in questo Parlamento in particolare, sono più lunghi che mai perché la situazione politica italiana non aiuta. Della mancata realizzazione dei progetti, la responsabilità va cercata in chi governa. Di parte mia, ho presentato proposte di legge per concedere alle donne la possibilità di trasmettere la cittadinanza, per l’assegno sociale agli italiani indigenti, per aumentare i contributi alla stampa. Sono uno su seicentotrenta deputati. Se il governo non prende la decisione politica, la responsabilità è sua, non è che noi possiamo cambiare tutto da soli.

Come vede le presidenze dei nuovi Comitati permanenti per gli italiani all’estero alla Camera ed al Senato?

Le persone designate mi sembrano molto capaci, le conosco da tempo. Micheloni e Narducci, sono le persone giuste. Sono prima di tutto contento che siano stati costituiti due Comitati del genere. Tra Camere e Senato, si potranno congegnare azioni congiunte di grande portata per finalizzare gli sforzi in un’unica direzione.

Potrebbe essere questa l’occasione per auspicare un coordinamento migliore?

Con i due Comitati di Senato e Camera si dovrà cercare di fare le cose. Ciò che vedo, ciò che si è verificato sino ad oggi, è una grande distanza tra gli eletti all’estero eletti nel centrosinistra e gli eletti all’estero nel centrodestra. Troppo lontani. E non per un atteggiamento ostile di carattere personale. Lontani perché i partiti non li lasciano avvicinare ulteriormente. Dobbiamo pensare a saltare questo ostacolo e a cercare le cose comuni. Sia io che Pallaro, invece, non abbiamo di questi problemi dal momento che siamo nel gruppo misto e, quindi, indipendenti. Ciò mi ha permesso di sottoscrivere una proposta di legge, con l’onorevole Angeli di Alleanza Nazionale, ed una con l’onorevole Narducci dell’Ulivo. Non sono condizionato da alcun pregiudizio ideologico quando si tratta di operare per il bene degli italiani che vivono all’estero.

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ARCHIVIO INTERVISTE:Maggio 2007

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Prima della sua elezione al Parlamento, è stato membro del Cgie, il Consiglio generale degli italiani all’estero.


Segafreddo. Di recente lei ha tenuto una conferenza all’Università Nacional di Mendoza sui rapporti tra Mercosur e Unione Europea. Quali sono le sfide e le prospettive di questo rapporto?

Merlo. La sfida è soprattutto per il Mercosur perché è come un bambino che ha appena iniziato a camminare, e con difficoltà. In questo momento gli accordi che si possono fare tra Mercosur e Unione Europea sono minimi perché il Mercosur non è ancora un mercato comune e non ha sviluppato le istituzioni come l’Unione Europea. Oggi, in Sudamerica, non abbiamo ancora le quattro libertà fondamentali: la circolazione delle persone, delle merci, dei capitali e dei servizi. Il rapporto è quindi più diplomatico che economico. Speriamo che il Mercosur riesca a fare qualcosa di simile a quello che ha fatto l’Unione Europea, e così avremo tante opportunità sia dal punto di vista sociale, culturale che, soprattutto, da quello economico-commerciale.


L’economia argentina, dopo un periodo di forte crisi, sta risalendo la china. Esistono dei problemi rispetto ai quali lei stesso si trova impegnato? Gli italiani occupano ruoli e spazi in questo processo?

Il Paese è in crescita e, quanto a percentuali, si sta sviluppando come la Cina. Il mondo sta richiedendo sempre di più materie prime, e l’economia dell’Argentina è basata sul settore agro-industriale: ha quindi una grande opportunità che spero venga colta. I problemi fondamentali sui quali sono impegnato riguardano la situazione sociale, la povertà strutturale dell’Argentina e degli altri Paesi dell’America Latina. Problemi che questa crescita economica non risolve, e che spingono a un particolare impegno quanti rappresentano nel Parlamento italiano le comunità di questi Paesi.


Il 40% degli argentini è di origine italiana. Come si riesce a tenere vive e a tramandare alle nuove generazioni, cultura e tradizioni del Paese d’origine?

Questo è un compito che bisogna seguire quotidianamente. È come quando, nel gioco del calcio, si dice «la maglia bisogna sudarsela». Si devono percorrere tutte le strade, coinvolgendo istituzioni governative e private, per ottenere dei risultati. Per esempio, la Cassamarca di Treviso, lo scorso anno, ha finanziato in Argentina mille borse di studio per la diffusione della lingua italiana, e quest’anno sostiene economicamente un altro programma che comprende una ventina di corsi di formazione per dirigenti di associazioni italiane nei Paesi del Sud America. Nelle circoscrizioni consolari di Lomas de Zamora e di Necochea (Mar del Plata) il programma è iniziato lo scorso 14 aprile. Non dobbiamo aspettarci tutto dallo Stato, ma cercare risorse presso Fondazioni e persone sensibili come l’onorevole Dino De Poli, per mantenere vive le radici, la nostra cultura, e soprattutto per mobilitare i giovani e farli avvicinare al mondo dell’associazionismo italiano.






La realtà associazionistica italiana, che in Argentina continua ad essere vivace, può essere di stimolo per le comunità italiane di altri Paesi?

La nostra esperienza può essere d’aiuto. Se noi, in Argentina, e in generale in America Latina, parliamo di partiti, le persone scappano perché dentro le associazioni ci sono persone che pensano in maniera diversa, e noi non vogliamo dividere le associazioni su questioni ideologiche. Abbiamo invece creato un movimento che coordina tutte le associazioni e può concentrare tutte le energie per risolvere problemi reali che riguardano gli italiani che vivono all’estero, come la promozione della cultura e della lingua italiana, la soluzione di situazioni sociali che riguardano soprattutto gli anziani e i disagiati; i problemi della cittadinanza e della rete consolare. Io credo che l’associazionismo continui ad essere uno strumento molto importante in America Latina per portare avanti un progetto politico istituzionale che dia risposte concrete agli italiani residenti.

Desaparecidos, una tragedia mai finita. La giustizia italiana non è rimasta a guardare. Nei giorni scorsi la Corte d’Assise di Roma ha condannato quelli che sono stati ritenuti gli autori della scomparsa e dell’assassinio di tre italo-argentini. Che giudizio dà di questo pronunciamento della giustizia italiana?

Io sono soddisfatto, anche come ex presidente del Comitato delle associazioni venete argentine, il Cava, della decisione della giustizia italiana riguardo ai tre cittadini italiani scomparsi: Giovanni e Susanna Pegoraro e la loro figlia, provenienti dal Veneto. La giustizia deve seguire la sua strada, ma non come in Argentina dove per questi casi è stata fatta una «legge-indulto».

È facile o difficile essere un parlamentare indipendente?


Ci sono due modi per rispondere alla sua domanda: la prima è dire che è più difficile perché devo analizzare praticamente da solo tutti i progetti di legge che devo votare. Non ho un partito che mi faciliti questo compito attraverso i suoi tecnici o i suoi «analisti». Dall’altro punto di vista, sono molto soddisfatto perché ho un’assoluta libertà di giudizio. Per esempio, non ho votato una legge che ritengo vergognosa come quella dell’«indulto» che ha lasciato liberi 15 mila detenuti, alcuni dei quali sono rientrati in carcere dopo aver compiuto nuovi delitti. Ho votato leggi presentate dal centro-destra e dal centro-sinistra perché le ho ritenute valide. Questo atteggiamento mi dà la libertà e anche l’opportunità di concentrarmi sulle questioni che riguardano gli italiani che vivono all’estero.

Quali sono i progetti di legge a cui sta lavorando?


Sono contento che sia stato accolto dal rappresentante del governo italiano e dal relatore per la Commissione Affari Costituzionali del Parlamento italiano l’emendamento presentato anche da me, in Commissione, che fa cessare una grave discriminazione. Riguarda gli italiani all’estero, figli di padre o madre italiani, e nati antecedentemente al 1° gennaio 1948, e che per un’interpretazione limitata della legge, venivano privati di un loro diritto. Non era possibile che le donne non potessero trasmettere la cittadinanza come avviene per i maschi. Sto anche lavorando a un progetto che riguarda l’assegno sociale a favore degli anziani indigenti. Ho approfondito questo argomento che può trovare una soluzione se si riuscirà a reperire i fondi senza aumentare le tasse, e se si limiterà alla fascia di italiani ultrasessantacinquenni residenti all’estero, nati in Italia e in stato di necessità. È, infatti, improponibile – ed economicamente impossibile – che sia esteso a tutti gli anziani italiani all’estero. Tale proposta, se riguarda solo gli anziani residenti nei Paesi del Sud-America, ha più probabilità di essere approvata.

Ha un sogno per sé e per gli italiani all’estero?


Il mio sogno e che venga approvata la proposta di legge appena esposta. Io penso ai più deboli, ai più anziani. Penso a mio nonno, ai tanti anziani che in Sud-America non riescono ad acquistare le medicine o a pagarsi il ricovero ospedaliero; ai tanti anziani che hanno fatto una vita di duro lavoro promuovendo il made in Italy, mandando rimesse in Italia e quindi aiutando il nostro Paese. Noi dobbiamo aiutare queste persone che sono i nostri anziani più deboli, i più indigenti. Quando ritorno in Argentina, io ricevo gli anziani che vogliono parlare con me. Così posso conoscere esattamente la loro situazione, e pensare a come realizzare il mio sogno.

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