L'ON. RICARDO MERLO A FLORIANOPOLIS

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Florianopolis, 29 marzo 2010:- Densa di appuntamenti la visita di giovedì 25 marzo dell'On.Ricardo Merlo in Brasile.

L'on. Ricardo Merlo si è recato a Florianopolis, invitato dal coordinatore MAIE della città ed ex candidato MAIE alle politiche del 2008, Itamar Benedet, che ha voluto riunire allo stesso tavolo tutti i rappresentanti del Movimento Associativo del Sud del Brasile, sia  per fare il punto sulle prossime attività da svolgere  nel Paese, sia per organizzare un  incontro con la collettività e le autorità istituzionali della regione.

 

Alla riunione politica del MAIE sud Brasile oltre alla coordinatrice nazionale Bruna Spinelli hanno partecipato  Elio Zanette e Carlos Iotti di Porto Alegre, Luis Molossi e José Osvaldo Alberti di Curitiba, Itamar Benedet di Santa Catarina, João Andreatta di Florianopolis; Alexandro Veronesi di Orleans, Teresinha Possenti di Urussanga, Aroldo Frigodi Nova Veneza e Ademar Bertan di Morro da Fumaça.

 

L'on. Merlo ha dichiarato: "Sento che stiamo entrando in una nuova fase del MAIE, in Brasile e nel mondo. La nostra collettività si sta mettendo in moto sia per ottenere le elezioni per il rinnovo del Comites entro il 2010 sia per difendere il diritto costituzionale di voto, che qualcuno vorrebbe negarci. Il MAIE non lo permetterà e si sta mobilitando per un'azione coordinata in tutto il Sudamerica, ma non solo".


Il Presidente del MAIE,  nella stessa giornata, ha partecipato come relatore al  seminario dal titolo:  “Cooperação científica e cultural com a Itália, Cidadania Italiana e oportunidades de cursos e intercâmbios culturais entre o Brasil e a Itália” (tenutosi presso l’Auditorium della Fundacion  de Apoio à Pesquisa em Santa Catarina);  a questo seminario aperto a tutta la comunità italobrasiliana del Grande Florianópolis, erano stati invitati anche vari rappresentanti delle associazioni della regione  con i quali il deputato italosudamericano si è intrattenuto sulle questioni  che in questi giorni stanno agitando la collettività, come la difesa del diritto di voto all'estero e le ripercussioni dei tagli ai fondi destinati agli italiani all'estero.
Infine, l’on. Ricardo Merlo ha avuto la possibilità di effettuare un incontro istituzionale con alcuni parlamentari dello Stato di Santa Caterina, invitati all’evento organizzato dalla segretaria del Forum Italo-Brasileiro, Derlei Catarina De Lucca; dal Vicepresidente CCI-PR/SC, Famiglia Trentina di Santa Catarina, delegato MAIE e consigliere Comites João Andreatta de Souza,   e da Vinicius Duering, capo di gabinetto del Deputato Decio Góes.

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Visita del Sen. Gianpiero D'Alia (UDC) in Argentina

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Si è appena conclusa la visita in Argentina del Capogruppo dell'UDC al Senato, sen. Gianpiero D'Alia, invitato dalla coordinatrice del MAIE in America Latina, sen. Mirella Giai.
Accompagnato anche dai colleghi Pinzger e Fosson, insieme alla sen. Giai, madrina di questa visita istituzionale, il sen. D'Alia è stato ricevuto a Rosario dal governatore della Provincia di Santa Fe, dott. Hermes Binner, con cui ha avuto uno  scambio di idee sulle relazioni tra Italia e Argentina e sulle potenzialità dei rapporti di amicizia tra i due Paesi nei campi della cultura, dell'economia e del turismo. Al termine i senatori hanno incontrato  la collettività italiana residente nella città di Rosario.
Nei giorni successivi, i senatori italiani hanno effettuato una visita alla città di Buenos Aires, dove sono stati ricevuti dal nuovo Ambasciatore italiano, dott. Guido La Tella e dal Console Giancarlo Curcio, quindi hanno salutato la collettività italiana bonaerense.
Tra gli impegni istituzionali nella Capital Federal, importante è stato l'incontro con il Viceministro degli Esteri Vittorio Taccetti e quello, svoltosi al Senado de la Naciòn, con alcuni Senatori Argentini, esponenti sia del governo che dell'opposizione: in entrambe le occasioni era presente il Presidente del MAIE, on. Ricardo Merlo.
Vari gli argomenti che l'on. Merlo ha trattato direttamente con il sen. D'Alia, come lui stesso ha dichiarato:" Questa visita ci ha dato l'occasione per affrontare temi che ci stanno molto a cuore, soprattutto quelli sociali e culturali che riguardano la problematica degli italiani all’estero, e l'opportunità di continuare a consolidare il rapporto MAIE-UDC.
Innanzitutto - ha spiegato il presidente del Movimento Associativo - abbiamo parlato della costruzione della Costituente di Centro che, come ha anticipato il Presidente Casini, si realizzerà entro la fine di quest’ anno. Ma anche del dopo Berlusconi e dei diritti dei cittadini residenti all'estero.
Ho voluto segnalare al sen. D'Alia - ha continuato l'on. Ricardo Merlo - la necessità di salvaguardare la Circoscrizione Estero, così come è oggi definita, e di fare fronte comune al tentativo, avanzato in queste settimane con la presentazione di progetti di legge, di toglierci il nostro diritto costituzionale di votare".
Inoltre - ha concluso il deputato italo sudamericano - stiamo programmando una visita del Presidente Casini in America Latina."
Prima di partire dall’ aeroporto di Buenos Aires alla volta di  Fiumicino,  il sen. D’Alia ha confermato all’on. Merlo: "L'UDC insieme al MAIE proteggerà il diritto di voto all'estero".

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Intervista all'On. Ricardo Merlo - da Tribuna Italiana

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 “Per cambiare le relazioni degli italiani all’estero con l’Italia, bisogna portare le nostre istanze nel tavolo delle decisioni. Questa è la strategia che sta portando avanti il MAIE, Movimento Associativo degli Italiani all’Estero”.

Una strategia che il presidente del MAIE Ricardo Merlo ha spiegato in una intervista alla TRIBUNA ITALIANA.

L’on. Merlo, deputato al Parlamento italiano, alla sua seconda legislatura, ha ricordato durante l’intervista che fino ad oggi, durante quattro anni e due legislature, non c’è neanche un progetto di legge presentato da uno dei diciotto parlamentari eletti all’estero, che sia stato approvato al Parlamento e quindi diventato legge. Il deputato italiano residente a Buenos Aires ha parlato, tra l’altro, della vicenda dell’ex senatore Nicola Di Girolamo, eletto nella Ripartizione Europa, costretto a dimettersi a causa di una inchiesta della magistratura su presunto riciclaggio di fondi neri, era stato accusato anche di aver vinto le elezioni con i voti della ‘ndrangheta in Germania. L’on. Merlo ha affermato che tutte le denunce su presunti brogli nelle elezioni all’estero devono essere investigate dai giudici perché non ci siano ombre sul nostro voto. Ecco i passaggi principali:

TRIBUNA ITALIANA - Cosa risponde alle persone che sostengono che l’on. Merlo e gli altri parlamentari eletti all’estero non fanno niente?
Ricardo Merlo
- Un parlamentare ha due funzioni. La prima, di controllo, la seconda, di proposta.
Per quanto riguarda la prima funzione, credo che il bilancio è positivo, dato che abbiamo presentato numerose interrogazioni, richieste di informazioni, ecc. presentate da tutti i 18, che hanno ricevuto risposta da parte dei vari ministri. Invece per quanto riguarda la funzione di proposta, il bilancio, purtroppo, è nullo. Dobbiamo accettare questa realtà. Dopo quattro anni di presenza dei parlamentari eletti all’estero alla Camera e al Senato, non è stato approvato nemmeno uno dei progetti di legge nato da uno dei 18 venuto dall’estero, che sia stato approvato o in via di esserlo. Anzi, io credo che il 99 per cento di tali progetti sono stati riposti nei cassetti (Merlo utilizza l’espressione argentina “cajoneado”, che è ancora più illustrativa della situazione).
Di fronte a questa realtà, noi continueremo a svolgere quella funzione di controllo nel Senato con Mirella (la sen. Mirella Giai, ndr) col gruppo della Udc ed io alla Camera nel gruppo misto e in alleanza tattica con i liberaldemocratici, come abbiamo fatto fino adesso. Inoltre stiamo lavorando per costruire uno spazio per poter arrivare nel futuro al tavolo delle decisioni, dal quale, purtroppo, oggi siamo molto lontani. Infatti, da quando Tremaglia non siede più a quel tavolo, noi ci troviamo molto lontani e non abbiamo alcuna influenza nelle decisioni del governo e questo vale per i parlamentari di tutti gli schieramenti, compresi quelli del partito di governo.
Per cui, io capisco quel che dice la gente, ma noi stiamo lavorando con quel obiettivo, con Casini, con Daniela Melchiorre e con altri legislatori, per costruire uno spazio nel quale il movimento associativo, che è espressione del volontariato degli italiani all’estero, possa accedere nel futuro al tavolo delle decisioni. Allora sì potremo decidere. La realtà oggi, è che possiamo solo continuare a svolgere una efficace azione di controllo, e una funzione propositiva senza alcun risultato.

T. I. - Questo significa che abbiamo davanti tre anni senza attese?
R. M. - Assolutamente no. Noi abbiamo presentato anche negli ultimi tempi il progetto di assegno sociale, che noi chiamiamo di riparazione storica, il progetto per la parità delle donne nella trasmissione della cittadinanza, e nei prossimi giorni presenteremo un progetto per borse di studio per trecento giovani residenti all’estero, perché conoscano l’Italia e la sua cultura. Il progetto si chiama “Marco Polo” e consentirà a tanti giovani di conoscere l’Italia. Però, non mi faccio molte illusioni, perché questi progetti finiscono tutti nel cassetto. E questo è così perché le priorità del governo Berlusconi sono altre. Si vede dal fatto che il governo ha tagliato il 60 per cento dei fondi per la diffusione culturale italiana all’estero e nell’assistenza. Ora hanno tagliato il 50 per cento i fondi per i contributi per la stampa. E’ un dato che non può essere smentito. Io mi domando come fanno i legislatori della maggioranza eletti all’estero, che hanno approvato col loro voto questa finanziaria, a presentare poi interrogazioni al governo per sapere come mai hanno tagliato. Chi deve spiegare la situazione di oggi degli italiani all’estero sono il governo italiano che ha deciso i tagli e i legislatori della maggioranza che li hanno approvati, così come hanno approvato tutte le leggi che ci hanno danneggiato negli ultimi due anni.
Ciò non toglie che ci siano situazioni positive, come il lavoro svolto dal Consolato generale d’Italia in Buenos Aires, che, però, non sono frutto delle decisioni del governo, delle politiche del governo, ma dello sforzo e della capacità individuale di chi è riuscito ad azzerare le domande di riconoscimento della cittadinanza che giacevano da anni in attesa di essere fatte. Il risultato, frutto di sforzi individuali, va riconosciuto e applaudito.

T. I. - Parlava del lavoro insieme all’Udc e ad altri partiti di centro. Ci spieghi cosa significa.
R. M. - Voglio chiarire che noi continuiamo ad essere MAIE indipendenti, sia alla Camera che al Senato, dove abbiamo alleati, ma non smetteremo di essere MAIE. Nel Sudamerica continueremo a presentarci alle elezioni come MAIE. Non è che ci diluiremo in un partito. Faremo alleanze tattiche per raggiungere quell’obiettivo di cui parlavamo. Noi continueremo ad essere espressione dell’associazionismo di volontariato. Noi non pretendiamo la politicizzazione delle associazioni, ma vogliamo continuare ad essere espressione dell’associazionismo nel Parlamento italiano.

T. I. - C’è una agenda per le nuove generazioni?
R. M. - La nuova agenda si da per due ragioni. Primo, oggi 8 italiani su dieci residenti all’estero, sono nati all’estero. E questo cambia per forza le richieste. Secondo, c’è l’esperienza: dopo quattro anni di presenza al parlamento degli eletti all’estero vediamo che non ci sono risultati concreti e questo pure influisce per un cambiamento dell’agenda. Per cui noi puntiamo a creare dal movimento degli italiani all’estero una alleanza con settori politici italiani che quando arriveranno al governo, imposteranno una politica per gli italiani all’estero. Oggi invece di investimento, il governo considera gli italiani all'estero una spesa, un costo. Io l’ho detto a Roma e poi Casini lo ha pienamente condiviso e rilanciato: oggi l’Italia ha più bisogno degli italiani all’estero di quanto noi abbiamo bisogno dell’Italia. E di questo non si rendono contro Berlusconi e il suo governo.

T. I. - Qualcuno parla di cancellare la legge sul voto all’estero...
R. M. - Chi pensa che il voto all’estero non ci sarà più, non capisce niente di politica e su quello che sta succedendo. Ci sarà sicuramente un dibattito sui modi, sui sistemi, ma non sarà tolto.
Qui ci sono tre possibilità. Il voto elettronico, che renderà difficile l’accesso al voto per molta gente, specialmente anziana.
Poi il voto con seggi, che sarebbe troppo oneroso e difficile da implementare.
Infine il voto per corrispondenza. Va aggiustato, ma oggi mi sembra il sistema più efficace per assicurare l’accesso al voto della maggior parte dei cittadini. Pensiamo alla Patagonia, all’Australia, agli Stati Uniti. Per votare nei seggi dovrebbero fare lunghi e costosi spostamenti. Meglio aggiustare i meccanismi dell’imperfetto voto per corrispondenza, assicurando maggiori controlli sulla consegna e la restituzione dei plichi. Inoltre, creando comitati elettorali nelle sedi consolari, del quale dovrebbero far parte i rappresentanti di ognuna delle liste.
Ad ogni modo sono aperto al dibattito sul sistema di voto, ma continueremo a votare, su questo non ci sono dubbi.

T. I. - Lo scandalo Di Girolamo ha provocato reazioni negative nei confronti degli italiani all’estero?
R. M. - Purtroppo si, dato che generalmente i media italiani si occupano degli italiani all’estero solo quando ci sono scandali come questo. Credo la magistratura deve fare il suo lavoro, e credo che non c’entra niente l’elezione di Mirella Giai, DI Franco Narducci, di Porta, di Micheloni, di Giuseppe Angeli, con il voto all’estero, con questo caso nel quale, tra l’altro, ci sono accuse di riciclaggio che devono essere ancora provate e con altri casi nei quali gli accusati sono legislatori eletti in Italia. In questi giorni il Presidente Napolitano ha chiesto di aumentare i controlli per le prossime elezioni regionali. Se li chiede, significa che ha dei dubbi sula possibile trasparenza del voto. I sistemi elettorali non sono perfetti, questo caso confonde tutto, tutti parlano e il fondo della questione, non c’entra con la questione del voto all’estero, ma con accuse gravissime, che comunque devono essere provate in un processo che dev arrivare ad una sentenza definitiva, tutto ancora da venire.

T. I. - Ad ogni modo, l’impressione che si ricava è che c’è stato chi ha approfittato dell’occasione offerta dal voto all’estero.
R. M. - Nel mio caso personale, nel caso di Mirella Giai, e credo ch la maggior parte degli eletti all’estero siamo stati eletti in modo trasparente. Noi abbiamo la coscienza a posto. Se c’è stato qualche caso, va denunciato, va investigato dalla magistratura e che segua il corso che deve seguire. Noi che abbiamo vinto legittimamente, vogliamo che tutti coloro che arrivano in Parlamento, arrivino in modo legittimo.
La gente non deve confondersi. La giustizia sta interrogando Di Girolamo per delitti molto gravi, si vedrà poi se anche per il voto.
Ad ogni modo, insisto, qualsiasi denuncia su brogli nelle elezioni all’estero, anche in Sudamerica, devono essere investigate, che facciano una inchiesta su tutto il voto all’estero se è necessario e saremo disposti a collaborare con la magistratura nelle inchieste.
Secondo me, c’è un modo interessante per avere un sospetto su presunte irregolarità. Se qualcuno si mette a guardare i risultati delle elezioni seggio per seggio, e in ogni circoscrizione. Quando si vede che in un seggio un candidato prende il 90 per cento dei voti e in un altro prende il 10 per cento, a me mi sembra strano. E se questo si ripete in vari seggi, mi sembra ancora più strano.

T. I. - Su Comites e CGIE devon ancora essere approvate le modifiche alle leggi rispettive prima di votare per il rinnovo. Qual’è la sua opinione?
R. M. - Mi auguro che si voti al più presto, perché a un certo punto, quando il mandato è stata prolungato di oltre un anno, qualcuno si chiede - come fanno i consiglieri del MAIE nei vari Comites del Sudamerica - se dopo oltre sei anni continui ad essere legittimo il loro mandato. Quindi noi vogliamo che si voti entro quest’anno.

T. I. - C’è chi sostiene che il CGIE è un organismo ormai inutile e che va abolito.
R. M. - Io invece ritengo che sono molto validi.
In primo luogo perché un legislatore che rappresenta specialmente gli italiani all’estero, come facciamo a riunirci con rappresentanti di comunità lontane, come quelle della Colombia, del Venezuela, del Cile, dell’Uruguay, di tanti posti lontani nel Brasile? C’è un momento che è la riunione del CGIE, che inoltre produce documenti che poi sono alla base dei progetti di legge che come è il caso della maggioranza dei progetti che io ho presentato.
Penso che il CGIE funziona bene e chi non è d’accordo, dica come migliorarlo, non di eliminarlo. Poi non stiamo parlando di costi stratosferici, per il bilancio italiano è praticamente niente. E’ un organismo utilissimo e mi sembra strano che i progetti di chi vuole eliminare il CGIE sono o di legislatori eletti in Italia o di eletti all’estero che non hanno mai partecipato alle sedute del CGIE, che non lo conoscono.
E’ un organismo utile che serve a dare l’input all’attività dei legislatori.

T. I. - C’è stanchezza nella gente con la politica, fra noi e in Italia?
R. M. - E’ vero e succede perché mancano politiche di stato, cioè condivise dalle varie parti della società. C’è soltanto opposizione. Per questo ci interessa il progetto della costituente di centro, che propongono Pierferdinando Casini, Rutelli e tanti altri dirigenti che vogliono che si concluda fase di muro contro muro, per promuovere il dibattito su dieci, quindici temi sui quali trovare convergenze, sui quali stabilire politiche di stato, per i prossimi vent’anni. Uno di questi temi dovrebbe essere la politica per gli italiani all’estero, argomento sul quale non c’è una politica di stato.
Di questo ho parlato con Casini e mi hanno colpito la sua chiarezza nel cercare di finire con questo clima di scontro e di cercare il consenso per costruire le politiche di stato e la sensibilità che ho scoperto in lui verso le questioni degli italiani all’estero.

T. I. - Cosa può dirci sui rapporti tra l’Italia e l’Argentina?
R. M. - Noi continuiamo a lavorare, anche quando i risultati non si percepiscono. Ho inviato alla TRIBUNA ITALIANA un lungo elenco delle attività che abbiamo svolte alla Camera e al Senato e come MAIE, per promuovere e rafforzare i rapporti tra l’Italia e l’Argentina, ma anche con gli alti Paesi dell’America Meridionale.
Purtroppo penso che finché ci saranno Cristina Kirchner e Silvio Berlusconi a capo dell’Argentina e dell’Italia rispettivamente, i rapporti tra i due governi difficilmente cambieranno sostanzialmente. Ad ogni modo noi continuiamo a lavorare e, per fare u esempio, nei prossimi giorni arriverà in Argentina una delegazione di senatori, che sarà accompagnata dalla sen. Mirella Giai, che prenderanno contatto con esponenti politici a Buenos Aires e a Rosario.

T. I. - C’è chi sostiene che la politica, il voto, hanno portato la divisione nella collettività. Condivide questo punto di vista?
R. M. - Non ci credo proprio. La politica ha creato divisioni fra settori interessati al potere e questo è una cosa normale dell’attività politica. Non una divisione nella collettività, ma fra i dirigenti che hanno cercato di allinearsi alle varie posizioni. Aristotele diceva che l’uomo è un animale politico, quindi non possiamo rigettare la politica come qualcosa che ci divide. La politica, pur con tutti i suoi difetti, è qualcosa che serve per migliorare la società. Certo chi all’estero è allineato al partito di maggioranza deve assumersi le proprie responsabilità e spiegare perché ha accettato tutte le misure prese dal governo, che hanno colpito gli italiani all’estero.
Noi col MAIE stiamo lavorando ad un nuovo profilo di collettività all’estero, no olo in Argentina e nel Sudamerica, ma anche in altre parti del mondo. In questi giorni Mario Borghese è stato in Australia per conto del MAIE, intervistando delle personalità interessate la nostro progetto. Come in altri Paesi, anche in Australia c’è grande entusiasmo per la proposta del MAIE.

T. I. - Vuole aggiungere qualche altra cosa?
R. M. - Vorrei fare arrivare il nostro pensiero e la nostra solidarietà al Cile colpito dal terremoto, al suo popolo e alla comunità italiana residente in quel Paese. Siamo a loro disposizione e ci auguriamo che possano al più presto superare questo difficile momento.

 

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L'On. Merlo interroga i Ministri Frattini e Tremonti

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Roma, 4 febbraio 2010:- Trovare i soldi per ri-estendere la copertura sanitaria agli italiani in Argentina e per garantire la stessa a tutti i connazionali residenti negli altri Paesi dell'America Latina. Questa, in estrema sintesi, la richiesta contenuta nell'interrogazione che l'onorevole Ricardo Merlo (Maie) ha presentato ieri ai Ministri degli esteri, Frattini, e dell'Economia, Tremonti. 

L'on. Ricardo Merlo ha così commentato l'interrogazione sul caso della Swiss Medical: "Quest'anno, a causa dei  tagli di bilancio, migliaia di connazionali, in gravi condizioni di salute ed economicamente in difficoltà,  si sono visti revocare l'assistenza sanitaria dal Consolato. A seguito delle numerose richieste di aiuto, ricevute nelle ultime settimane,  ho ritenuto necessario presentare un'interrogazione, per sapere  se ci sia la volontà politica - e se si possano recuperare ulteriori fondi nel bilancio  dello Stato -  per garantire   l'assistenza sanitaria ai più di tremila connazionali che sono stati  a tutt'oggi esclusi. Al contempo, ho ritenuto necessario,   richiedere al  governo se intenda prendere delle misure  a favore delle altre migliaia di connazionali  residenti negli altri Paesi dell'America Latina, come il Brasile, Venezuela, Uruguay, Cile, Perù ecc." .
 

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La sen. Mirella Giai Onore degli italiani in Argentina

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Roma: 4 marzo 2010:- Animato il dibattito al Senato ieri, sulle dimissioni del sen. Di Girolamo e sulle ripercussioni che esso ha  sull’ immagine del voto all’estero. Tra i tanti, molto intenso è stato l’intervento del sen. Micheloni (PD), che ha affermato  che le cause delle, presunte,  irregolarità nel voto sarebbero da rintracciarsi nella cattiva politica e nel potere della criminalità organizzata di  infiltrarsi nei meccanismi di voto. Il Sen. Micheloni, nel suo discorso,   ha portato come  esempio della buona politica  la sen Giai (MAIE -Movimento Associativo degli italiani all`estero-) dicendo testualmente: “ …la collega senatrice Mirella Giai è qui con noi non perché ci sono stati brogli, ma perché quella donna ha rappresentato per una vita, per i nostri connazionali residenti in Argentina, l'onore degli italiani in Argentina.”

Commentando queste dichiarazioni. Mariano Gazzola, consigliere del CGIE,   ha dichiarato: “Come ha ben detto il sen. Micheloni, gli italiani  che hanno votato all’estero sostenendo i  propri candidati regolarmente, sono le vere vittime  di questo caso . E  un esempio di sana politica è proprio quello della sen. Giai: regolarmente eletta nelle file del MAIE, l’unica formazione politica italiana nata all’estero, espressione  dell'associazionismo di volontariato, che conta su una forte partecipazione di base e che  si presentò alle elezioni del 2008 come lista indipendente da tutti i settori politici italiani .

La sen. Giai, in un caso come questo, ben rappresenta la faccia positiva della medaglia del voto all'estero, e il MAIE è un'alternativa possibile.”

 

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