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 “Per cambiare le relazioni degli italiani all’estero con l’Italia, bisogna portare le nostre istanze nel tavolo delle decisioni. Questa è la strategia che sta portando avanti il MAIE, Movimento Associativo degli Italiani all’Estero”.

Una strategia che il presidente del MAIE Ricardo Merlo ha spiegato in una intervista alla TRIBUNA ITALIANA.

L’on. Merlo, deputato al Parlamento italiano, alla sua seconda legislatura, ha ricordato durante l’intervista che fino ad oggi, durante quattro anni e due legislature, non c’è neanche un progetto di legge presentato da uno dei diciotto parlamentari eletti all’estero, che sia stato approvato al Parlamento e quindi diventato legge. Il deputato italiano residente a Buenos Aires ha parlato, tra l’altro, della vicenda dell’ex senatore Nicola Di Girolamo, eletto nella Ripartizione Europa, costretto a dimettersi a causa di una inchiesta della magistratura su presunto riciclaggio di fondi neri, era stato accusato anche di aver vinto le elezioni con i voti della ‘ndrangheta in Germania. L’on. Merlo ha affermato che tutte le denunce su presunti brogli nelle elezioni all’estero devono essere investigate dai giudici perché non ci siano ombre sul nostro voto. Ecco i passaggi principali:

TRIBUNA ITALIANA - Cosa risponde alle persone che sostengono che l’on. Merlo e gli altri parlamentari eletti all’estero non fanno niente?
Ricardo Merlo
- Un parlamentare ha due funzioni. La prima, di controllo, la seconda, di proposta.
Per quanto riguarda la prima funzione, credo che il bilancio è positivo, dato che abbiamo presentato numerose interrogazioni, richieste di informazioni, ecc. presentate da tutti i 18, che hanno ricevuto risposta da parte dei vari ministri. Invece per quanto riguarda la funzione di proposta, il bilancio, purtroppo, è nullo. Dobbiamo accettare questa realtà. Dopo quattro anni di presenza dei parlamentari eletti all’estero alla Camera e al Senato, non è stato approvato nemmeno uno dei progetti di legge nato da uno dei 18 venuto dall’estero, che sia stato approvato o in via di esserlo. Anzi, io credo che il 99 per cento di tali progetti sono stati riposti nei cassetti (Merlo utilizza l’espressione argentina “cajoneado”, che è ancora più illustrativa della situazione).
Di fronte a questa realtà, noi continueremo a svolgere quella funzione di controllo nel Senato con Mirella (la sen. Mirella Giai, ndr) col gruppo della Udc ed io alla Camera nel gruppo misto e in alleanza tattica con i liberaldemocratici, come abbiamo fatto fino adesso. Inoltre stiamo lavorando per costruire uno spazio per poter arrivare nel futuro al tavolo delle decisioni, dal quale, purtroppo, oggi siamo molto lontani. Infatti, da quando Tremaglia non siede più a quel tavolo, noi ci troviamo molto lontani e non abbiamo alcuna influenza nelle decisioni del governo e questo vale per i parlamentari di tutti gli schieramenti, compresi quelli del partito di governo.
Per cui, io capisco quel che dice la gente, ma noi stiamo lavorando con quel obiettivo, con Casini, con Daniela Melchiorre e con altri legislatori, per costruire uno spazio nel quale il movimento associativo, che è espressione del volontariato degli italiani all’estero, possa accedere nel futuro al tavolo delle decisioni. Allora sì potremo decidere. La realtà oggi, è che possiamo solo continuare a svolgere una efficace azione di controllo, e una funzione propositiva senza alcun risultato.

T. I. - Questo significa che abbiamo davanti tre anni senza attese?
R. M. - Assolutamente no. Noi abbiamo presentato anche negli ultimi tempi il progetto di assegno sociale, che noi chiamiamo di riparazione storica, il progetto per la parità delle donne nella trasmissione della cittadinanza, e nei prossimi giorni presenteremo un progetto per borse di studio per trecento giovani residenti all’estero, perché conoscano l’Italia e la sua cultura. Il progetto si chiama “Marco Polo” e consentirà a tanti giovani di conoscere l’Italia. Però, non mi faccio molte illusioni, perché questi progetti finiscono tutti nel cassetto. E questo è così perché le priorità del governo Berlusconi sono altre. Si vede dal fatto che il governo ha tagliato il 60 per cento dei fondi per la diffusione culturale italiana all’estero e nell’assistenza. Ora hanno tagliato il 50 per cento i fondi per i contributi per la stampa. E’ un dato che non può essere smentito. Io mi domando come fanno i legislatori della maggioranza eletti all’estero, che hanno approvato col loro voto questa finanziaria, a presentare poi interrogazioni al governo per sapere come mai hanno tagliato. Chi deve spiegare la situazione di oggi degli italiani all’estero sono il governo italiano che ha deciso i tagli e i legislatori della maggioranza che li hanno approvati, così come hanno approvato tutte le leggi che ci hanno danneggiato negli ultimi due anni.
Ciò non toglie che ci siano situazioni positive, come il lavoro svolto dal Consolato generale d’Italia in Buenos Aires, che, però, non sono frutto delle decisioni del governo, delle politiche del governo, ma dello sforzo e della capacità individuale di chi è riuscito ad azzerare le domande di riconoscimento della cittadinanza che giacevano da anni in attesa di essere fatte. Il risultato, frutto di sforzi individuali, va riconosciuto e applaudito.

T. I. - Parlava del lavoro insieme all’Udc e ad altri partiti di centro. Ci spieghi cosa significa.
R. M. - Voglio chiarire che noi continuiamo ad essere MAIE indipendenti, sia alla Camera che al Senato, dove abbiamo alleati, ma non smetteremo di essere MAIE. Nel Sudamerica continueremo a presentarci alle elezioni come MAIE. Non è che ci diluiremo in un partito. Faremo alleanze tattiche per raggiungere quell’obiettivo di cui parlavamo. Noi continueremo ad essere espressione dell’associazionismo di volontariato. Noi non pretendiamo la politicizzazione delle associazioni, ma vogliamo continuare ad essere espressione dell’associazionismo nel Parlamento italiano.

T. I. - C’è una agenda per le nuove generazioni?
R. M. - La nuova agenda si da per due ragioni. Primo, oggi 8 italiani su dieci residenti all’estero, sono nati all’estero. E questo cambia per forza le richieste. Secondo, c’è l’esperienza: dopo quattro anni di presenza al parlamento degli eletti all’estero vediamo che non ci sono risultati concreti e questo pure influisce per un cambiamento dell’agenda. Per cui noi puntiamo a creare dal movimento degli italiani all’estero una alleanza con settori politici italiani che quando arriveranno al governo, imposteranno una politica per gli italiani all’estero. Oggi invece di investimento, il governo considera gli italiani all'estero una spesa, un costo. Io l’ho detto a Roma e poi Casini lo ha pienamente condiviso e rilanciato: oggi l’Italia ha più bisogno degli italiani all’estero di quanto noi abbiamo bisogno dell’Italia. E di questo non si rendono contro Berlusconi e il suo governo.

T. I. - Qualcuno parla di cancellare la legge sul voto all’estero...
R. M. - Chi pensa che il voto all’estero non ci sarà più, non capisce niente di politica e su quello che sta succedendo. Ci sarà sicuramente un dibattito sui modi, sui sistemi, ma non sarà tolto.
Qui ci sono tre possibilità. Il voto elettronico, che renderà difficile l’accesso al voto per molta gente, specialmente anziana.
Poi il voto con seggi, che sarebbe troppo oneroso e difficile da implementare.
Infine il voto per corrispondenza. Va aggiustato, ma oggi mi sembra il sistema più efficace per assicurare l’accesso al voto della maggior parte dei cittadini. Pensiamo alla Patagonia, all’Australia, agli Stati Uniti. Per votare nei seggi dovrebbero fare lunghi e costosi spostamenti. Meglio aggiustare i meccanismi dell’imperfetto voto per corrispondenza, assicurando maggiori controlli sulla consegna e la restituzione dei plichi. Inoltre, creando comitati elettorali nelle sedi consolari, del quale dovrebbero far parte i rappresentanti di ognuna delle liste.
Ad ogni modo sono aperto al dibattito sul sistema di voto, ma continueremo a votare, su questo non ci sono dubbi.

T. I. - Lo scandalo Di Girolamo ha provocato reazioni negative nei confronti degli italiani all’estero?
R. M. - Purtroppo si, dato che generalmente i media italiani si occupano degli italiani all’estero solo quando ci sono scandali come questo. Credo la magistratura deve fare il suo lavoro, e credo che non c’entra niente l’elezione di Mirella Giai, DI Franco Narducci, di Porta, di Micheloni, di Giuseppe Angeli, con il voto all’estero, con questo caso nel quale, tra l’altro, ci sono accuse di riciclaggio che devono essere ancora provate e con altri casi nei quali gli accusati sono legislatori eletti in Italia. In questi giorni il Presidente Napolitano ha chiesto di aumentare i controlli per le prossime elezioni regionali. Se li chiede, significa che ha dei dubbi sula possibile trasparenza del voto. I sistemi elettorali non sono perfetti, questo caso confonde tutto, tutti parlano e il fondo della questione, non c’entra con la questione del voto all’estero, ma con accuse gravissime, che comunque devono essere provate in un processo che dev arrivare ad una sentenza definitiva, tutto ancora da venire.

T. I. - Ad ogni modo, l’impressione che si ricava è che c’è stato chi ha approfittato dell’occasione offerta dal voto all’estero.
R. M. - Nel mio caso personale, nel caso di Mirella Giai, e credo ch la maggior parte degli eletti all’estero siamo stati eletti in modo trasparente. Noi abbiamo la coscienza a posto. Se c’è stato qualche caso, va denunciato, va investigato dalla magistratura e che segua il corso che deve seguire. Noi che abbiamo vinto legittimamente, vogliamo che tutti coloro che arrivano in Parlamento, arrivino in modo legittimo.
La gente non deve confondersi. La giustizia sta interrogando Di Girolamo per delitti molto gravi, si vedrà poi se anche per il voto.
Ad ogni modo, insisto, qualsiasi denuncia su brogli nelle elezioni all’estero, anche in Sudamerica, devono essere investigate, che facciano una inchiesta su tutto il voto all’estero se è necessario e saremo disposti a collaborare con la magistratura nelle inchieste.
Secondo me, c’è un modo interessante per avere un sospetto su presunte irregolarità. Se qualcuno si mette a guardare i risultati delle elezioni seggio per seggio, e in ogni circoscrizione. Quando si vede che in un seggio un candidato prende il 90 per cento dei voti e in un altro prende il 10 per cento, a me mi sembra strano. E se questo si ripete in vari seggi, mi sembra ancora più strano.

T. I. - Su Comites e CGIE devon ancora essere approvate le modifiche alle leggi rispettive prima di votare per il rinnovo. Qual’è la sua opinione?
R. M. - Mi auguro che si voti al più presto, perché a un certo punto, quando il mandato è stata prolungato di oltre un anno, qualcuno si chiede - come fanno i consiglieri del MAIE nei vari Comites del Sudamerica - se dopo oltre sei anni continui ad essere legittimo il loro mandato. Quindi noi vogliamo che si voti entro quest’anno.

T. I. - C’è chi sostiene che il CGIE è un organismo ormai inutile e che va abolito.
R. M. - Io invece ritengo che sono molto validi.
In primo luogo perché un legislatore che rappresenta specialmente gli italiani all’estero, come facciamo a riunirci con rappresentanti di comunità lontane, come quelle della Colombia, del Venezuela, del Cile, dell’Uruguay, di tanti posti lontani nel Brasile? C’è un momento che è la riunione del CGIE, che inoltre produce documenti che poi sono alla base dei progetti di legge che come è il caso della maggioranza dei progetti che io ho presentato.
Penso che il CGIE funziona bene e chi non è d’accordo, dica come migliorarlo, non di eliminarlo. Poi non stiamo parlando di costi stratosferici, per il bilancio italiano è praticamente niente. E’ un organismo utilissimo e mi sembra strano che i progetti di chi vuole eliminare il CGIE sono o di legislatori eletti in Italia o di eletti all’estero che non hanno mai partecipato alle sedute del CGIE, che non lo conoscono.
E’ un organismo utile che serve a dare l’input all’attività dei legislatori.

T. I. - C’è stanchezza nella gente con la politica, fra noi e in Italia?
R. M. - E’ vero e succede perché mancano politiche di stato, cioè condivise dalle varie parti della società. C’è soltanto opposizione. Per questo ci interessa il progetto della costituente di centro, che propongono Pierferdinando Casini, Rutelli e tanti altri dirigenti che vogliono che si concluda fase di muro contro muro, per promuovere il dibattito su dieci, quindici temi sui quali trovare convergenze, sui quali stabilire politiche di stato, per i prossimi vent’anni. Uno di questi temi dovrebbe essere la politica per gli italiani all’estero, argomento sul quale non c’è una politica di stato.
Di questo ho parlato con Casini e mi hanno colpito la sua chiarezza nel cercare di finire con questo clima di scontro e di cercare il consenso per costruire le politiche di stato e la sensibilità che ho scoperto in lui verso le questioni degli italiani all’estero.

T. I. - Cosa può dirci sui rapporti tra l’Italia e l’Argentina?
R. M. - Noi continuiamo a lavorare, anche quando i risultati non si percepiscono. Ho inviato alla TRIBUNA ITALIANA un lungo elenco delle attività che abbiamo svolte alla Camera e al Senato e come MAIE, per promuovere e rafforzare i rapporti tra l’Italia e l’Argentina, ma anche con gli alti Paesi dell’America Meridionale.
Purtroppo penso che finché ci saranno Cristina Kirchner e Silvio Berlusconi a capo dell’Argentina e dell’Italia rispettivamente, i rapporti tra i due governi difficilmente cambieranno sostanzialmente. Ad ogni modo noi continuiamo a lavorare e, per fare u esempio, nei prossimi giorni arriverà in Argentina una delegazione di senatori, che sarà accompagnata dalla sen. Mirella Giai, che prenderanno contatto con esponenti politici a Buenos Aires e a Rosario.

T. I. - C’è chi sostiene che la politica, il voto, hanno portato la divisione nella collettività. Condivide questo punto di vista?
R. M. - Non ci credo proprio. La politica ha creato divisioni fra settori interessati al potere e questo è una cosa normale dell’attività politica. Non una divisione nella collettività, ma fra i dirigenti che hanno cercato di allinearsi alle varie posizioni. Aristotele diceva che l’uomo è un animale politico, quindi non possiamo rigettare la politica come qualcosa che ci divide. La politica, pur con tutti i suoi difetti, è qualcosa che serve per migliorare la società. Certo chi all’estero è allineato al partito di maggioranza deve assumersi le proprie responsabilità e spiegare perché ha accettato tutte le misure prese dal governo, che hanno colpito gli italiani all’estero.
Noi col MAIE stiamo lavorando ad un nuovo profilo di collettività all’estero, no olo in Argentina e nel Sudamerica, ma anche in altre parti del mondo. In questi giorni Mario Borghese è stato in Australia per conto del MAIE, intervistando delle personalità interessate la nostro progetto. Come in altri Paesi, anche in Australia c’è grande entusiasmo per la proposta del MAIE.

T. I. - Vuole aggiungere qualche altra cosa?
R. M. - Vorrei fare arrivare il nostro pensiero e la nostra solidarietà al Cile colpito dal terremoto, al suo popolo e alla comunità italiana residente in quel Paese. Siamo a loro disposizione e ci auguriamo che possano al più presto superare questo difficile momento.

 

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